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Paragrafo 4 . Il papato, l'impero e la riforma della Chiesa.

     
Le   profonde   esigenze  di  rinnovamento  spirituale  della   Chiesa
coinvolsero  non  soltanto molti esponenti  del  clero,  ma  anche  le
autorit laiche pi sensibili, fra le quali lo stesso imperatore.
     In  realt  l'imperatore,  anche  se  mirava  in  buona  fede  al
restauro  della  moralit ecclesiastica, si trovava in  una  posizione
estremamente ambigua: la sua forza infatti, durante il regno di  Carlo
Magno  e soprattutto della dinastia sassone, si era basata, oltre  che
sulla   fedelt   dei  grandi  feudatari,  anche  sul  controllo   del
territorio, operato attraverso i vescovi-conti; erano queste  autorit
ecclesiastiche che, in cambio dell'investitura, da parte del  sovrano,
di  poteri giurisdizionali e rendite pubbliche - le regalie - o  della
concessione  di  una  contea,  governavano  il  territorio   di   loro
pertinenza  con  il  dovere, alla loro morte, di  rimettere  i  propri
titoli  nelle  mani del sovrano, senza poterli trasmettere  ai  propri
eredi.  Il  contributo dell'imperatore alla riforma  della  Chiesa  si
limit  dunque al pesante intervento nell'elezione dei papi,  o  nella
rimozione  di quelli manifestamente corrotti, eletti dall'aristocrazia
romana,  lasciando  insoluto il problema della decadenza  degli  altri
quadri della gerarchia ecclesiastica.
     Con  Enrico  secondo il Santo, impegnato in prima  persona  nella
lotta  contro  il concubinato e la simona, si esauriva  nel  1024  il
dominio  della  casa  di  Sassonia sul Sacro Romano  Impero.  Ad  essa
subentr  quella di Franconia, assegnataria di uno dei pi  importanti
ducati germanici, originato dall'espansione franca.
     
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     Corrado  secondo  il Salico, che fu eletto imperatore  nel  1027,
continu  ad  appoggiarsi, come i precedenti regnanti, alla  feudalit
ecclesiastica.  Egli,  tuttavia, per  ridurre  il  potere  dei  grandi
feudatari,  introdusse una novit: aument i privilegi  dei  feudatari
minori, i cosiddetti valvassori, ai quali concesse, con l'editto  noto
come Constitutio de feudis (1037), l'ereditariet del feudo stesso. In
tal modo, mentre guadagnava l'appoggio dei piccoli feudatari, toglieva
a  quelli maggiori il diritto di controllare, revocare o ridistribuire
i  benefci concessi ai loro subordinati. Questo provvedimento, varato
nel  Sacro  Romano Impero, dette un assetto definitivo al feudalesimo,
che  da  allora  in  poi  sar caratterizzato da  una  moltitudine  di
potentati indipendenti ed ereditari, l'uno contrapposto all'altro, pro
o contro l'imperatore, o il re.
     Il  figlio  di Corrado, Enrico terzo (1039-1056), per porre  fine
alle  lotte  che  in seno all'aristocrazia romana si  consumavano  per
l'elezione  al soglio pontificio, reintrodusse con vigore il  diritto,
sancito  dagli  Ottoni  fino  dal  962,  di  imporre  papi  di  nomina
imperiale;  egli, cos agendo, colloc sul trono papale tre  pontefici
tedeschi impregnati di forte spirito riformatore, i quali portarono  a
Roma un nuovo clima politico e religioso.
     Tale  clima ben presto si diffuse nella corte pontificia, e  fin
per  ritorcersi  non  solo nei confronti della  corrotta  aristocrazia
romana,  ma  anche degli stessi imperatori che avevano  contribuito  a
farlo nascere. Era infatti intollerabile per molta parte del clero che
il  papato, finalmente sottratto al dominio dell'aristocrazia  romana,
fosse  per tornato ad essere controllato da un imperatore,  anche  se
sensibile  alle  istanze moralizzatrici, e che la Chiesa  si  trovasse
nuovamente sottoposta ad un potere laico.
     Cos,  grazie  all'opera  di papi decisamente  riformatori,  come
Niccol  secondo  (1059-1061)  ed Alessandro  secondo  (1061-1073),  e
grazie anche alla protezione militare del regno normanno, impiantatosi
nell'Italia  meridionale, l'elezione del pontefice ed il  ruolo  della
gerarchia ecclesiastica subirono importanti trasformazioni: la  scelta
dei papi fu riservata al collegio dei cardinali - rappresentati allora
dai vescovi titolari delle diocesi intorno a Roma e da un certo numero
di  sacerdoti  e  diaconi  -,  mentre al clero,  al  popolo  romano  e
all'imperatore fu concesso soltanto il diritto, puramente formale,  di
approvare una elezione gi avvenuta.
     L'impero,   l'aristocrazia  ed  i  prelati  imposti   dai   laici
reagirono con forza a questa ricerca di autonomia e di indipendenza da
parte  del  papato:  i  contrasti si fecero  sempre  pi  aspri  e  il
conflitto  tra  papa  e imperatore, focalizzatosi  sulle  modalit  di
designazione  dei  vescovi  e  per  questo  definito  "lotta  per   le
investiture",  si  protrasse  senza  esclusione  di  colpi  per  altri
cinquanta anni.
